Quei 142 secondi

Questa vicenda è iniziata con una manciata di secondi. Durerà a lungo. Investe, a più riprese, i giorni e le esistenze di popolazioni intere, di un territorio vasto e composito. Attacca, ripetutamente, secoli di storia costruiti sulle fondamenta di un patrimonio culturale millenario.

Il tempo, in tutto questo, prende forme e durate molto diverse, ma tutte insistono sugli attori principali di questo terremoto: le persone, il territorio, gli edifici, le attività economiche, il paesaggio. Sono tutti protagonisti che hanno il loro posto nel passaggio che, dalla normalità che precedeva il 24 agosto, passa per l’emergenza, per la ricostruzione, fino al ritorno a una normalità che oggi sembra impossibile da ricostruire.

Il tempo fa la voce grossa

Ci vorrà tempo, certo, ci vorrà molto tempo. Sarà un viaggio lungo. Proviamo ad affrontarlo con le immagini e le parole di quegli stessi protagonisti, con un tempo che sfugge a quei media che, per necessità e per loro stessa natura, inseguono l’attualità e quando la terra avrà smesso di tremare con impeto distruttivo, infierendo sull’incuria umana e sulla fortuna, staranno ormai rincorrendo altrove nuove e più fresche notizie.

Sono stati una manciata di secondi, poco più di due minuti. No, non si tratta della durata della scossa. La terra ha tremato per molto meno tempo, la scienza ce lo ha spiegato bene, si sarà trattato di poco più di venti secondi. Ma quel che è accaduto poco dopo le tre di notte di quel 24 agosto ha lasciato nella percezione di chi era lì, intorno all’epicentro, un ricordo completamente diverso: il ricordo sempre vivo di un riverbero che pareva non voler finire, un’eco che non smetteva di gridare, di buttare a terra muri e tetti, di alzare polvere.

Sembrava non finire mai

Chiedete a chiunque quella notte fosse tra Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, e chiunque, a un certo punto del suo racconto, vi dirà la stessa cosa: sembrava non finire mai. Sembrava che tutto continuasse a scuotersi e a scuotere tutto ciò che fosse lì intorno per un tempo interminabile che ha superato i due minuti. Quei 142 secondi sono rimasti nei racconti di chi se li è sentiti crollare addosso. Hanno lacerato quelle memorie, hanno lasciato un segno comune, hanno scritto storie indelebili nelle ossa e nella memoria di chi, quella notte ha sentito la terra tremare.

Noi partiamo da lì, da quei maledetti 142 secondi.

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